Tentative Approaches to a Point of Suspension

Tutto, o quasi, si gioca sul concetto di sospensione. Su quello che ancora non è, ma unisce il prima e il dopo. Sospensione, come illusoria assenza di gravità, ma anche come stato d’apprensione e di attesa.
Come istante di massima vulnerabilità a metà tra l’apice e l’imminente caduta. Ma anche come movimento tra due estremi, che è ancora giovinezza e stato di grazia. È su questo pensiero, dove fisica e metafisica sembrano flirtare senza soluzione di continuità, che Yoann Bourgeois ha costruito tutta la sua poetica artistica.

Una costellazione di coreografie e performance capaci di rendere sublime la fragilità umana, che l’artista ha raccolto all’interno di una sorta di spettacolo senza fine, dal titolo Tentativi di avvicinarsi a un punto di sospensione.

 

Alcuni di questi “tentativi” vanno in scena il 2 e il 3 luglio a Spoleto65. «Partendo dai dettagli,» – spiega Bourgeois – «abbiamo visto che una serie di atti brevi può essere potente esattamente quanto una singola opera, magari più corposa. Il mio scopo è lo stesso di sempre: circoscrivere il presente e raggiungere il “punto di sospensione”». Che per l’artista è come il raggio verde, il punto in cui il cielo incontra il mare all’orizzonte. Così, al chiostro di San Nicolò arrivano Hourvari, quasi una performance d’arte contemporanea, in cui la forza centrifuga respinge i corpi dei performer mentre cercano inutilmente di resistergli, Fugue/Table, in cui due personaggi diventano ciascuno l’oggetto dell’altro, e Dialogue, dove tutto si gioca sul concetto di equilibrio, metafora del gioco di forze presenti in ogni relazione. Al Meeting Point, invece, c’è Fugue/Trampoline, vera e propria allegoria dell’esistenza umana rivelata attraverso un’alternanza di cadute e sospensioni lungo una scala che non porta mai da nessuna parte. Alla Chiesa di Sant’Agata, infine, ecco Fugue/Balles, spettacolare danza di giocolieri sulle note di Johann Sebastian Bach.

 

«Il momento della sospensione è per la giocoleria quello che lo strike è per il bowling: qualcosa di conosciuto e al contempo di ambito» – spiega Bourgeois – «È l’attimo in cui la gravità si sospende. È un presente assoluto, vertiginoso, che sfida i nostri orientamenti. Volerlo rendere percepibile equivale a esplorare insieme l’assenza di gravità e l’istante. Ho deciso di dedicare la mia vita a questa ricerca».

 

Francese, classe 1981, Yoann non è solo un coreografo, ma anche acrobata, attore, danzatore, giocoliere e poeta. Ma non solo. È tutte queste cose insieme e molto di più. Cresciuto a Cremans, minuscolo villaggio di seicento anime nel cuore della Giura, inizia giovanissimo, quando è ancora alle scuole elementari. Si diploma al Centre national des Arts du Cirque e a 18 anni parte per la Romania dove frequenta le comunità degli zingari. Ne carpisce i segreti, si esibisce nei loro spettacoli circensi. Proprio il circo diventa la metafora di una vita. Continua i suoi studi tra Rosny-sous-Bois e Châlons-en-Champagne. Tra il 2004 e il 2006 frequenta sia il Centre National des Arts du Cirque di Châlons-en-Champagne che il Centre National de Danse Contemporaine di Angers, divenendo l’unico studente a seguire contemporaneamente i due corsi. L’incontro con l’artista pedagogo Alexandre Del Perugia lo porta ad approfondire il pensiero del gioco. Mentre con la ricercatrice e coreografa Kitsou Dubois, scopre quanto poetica può essere l’assenza di gravità.

 

«La sospensione è una piccola finestra verso l’eternità», dice Yoann, che dal 2006 al 2010 lavora al fianco di Maguy Marin come ballerino permanente al Centre Chorégraphique National de Rillieux-la-Pape. Nel 2008 crea l’Atelier du joueur, uno spazio nomade di ricerca dove ogni estate si incontrano creativi e artisti di ogni parte del mondo. Proprio da quest’esperienza nasce nel 2010 la Compagnie Yoann Bourgeois. Il primo progetto è Cavale, che l’artista definisce «un poema in cui la caduta è trattata come una trama, ripetuta e variata su una scala senza meta. Un teatro polisemico nel quale le immagini si formano senza mai fermarsi». Una performance di 35 minuti dove due protagonisti, vestiti di nero su una scena bianco candido, si librano in volo fra salti e cadute. Bourgeois inizia un viaggio che lo porta ad approfondire il ruolo della figura umana all’interno del spazio.

 

La consacrazione definitiva arriva nel 2014 con Minuit, in scena al Théâtre de la Ville di Parigi, e soprattutto con Celui qui tombe, presentato alla Biennale de la Danse de Lyon. Quest’ultimo è uno spettacolo nello spettacolo, dove un gruppo di danzatori si muove su una piattaforma precaria di 36 metri quadrati che ruota e muta continuamente angolazione. L’ennesima indagine sul concetto effimero di ascesa e crollo, equilibrio precario e forza centrifuga. In scena tre uomini e tre donne che corrono, vanno controcorrente, si affidano l’uno all’altro per non perdere stabilità. Si avvicinano e poi si allontanano. Diventano unità e poi coppia e poi ancora unità, fino all’inevitabile caduta finale. C’è un po’ di Charlie Chaplin e un po’ di Buster Keaton in questo show, che viaggia sulle note di My Way di Frank Sinatra. La sospensione diventa così lotta per il controllo e il bilanciamento, in situazioni al limite del possibile.

 

«C’è un che di etico nella sospensione» – racconta Bourgeois, che negli anni ha firmato collaborazioni con artisti come Missy Elliot, Coldplay, Harry Styles e FKA Twigs – «Perché è qualcosa in grado di sciogliere i rapporti di potere. Si lega a filo doppio con il tema dell’equilibrio tra le forze. Può coinvolgere una persona ma anche un luogo, oppure, può avvenire tra l’artista e il suo stesso pubblico».

 

Dal 2016 Bourgeois è direttore del Centre chorégraphique national di Grenoble, divenendo il primo artista circense a guidare un’istituzione nazionale dedicata all’arte coreografica. Gli ultimi anni parlano di una ipnotica performance al Pantheon, dal titolo La Mécanique de l’histoire, affidatagli dal Centre des Monuments Nationaux e la corale Passants per il gran finale della 18esima Biennale di Lione. Durante lo stesso evento, il coreografo – che oggi vive nelle alpi francesi, a Saint-Pierre de Chartreuse, piccolo borgo vicino allo spettacolare Monastero dei Certosini con la sua compagna, la danzatrice Marie Vaudin – occupa l’ex Museo Guimet e dirige insieme a Michel Reilhac, Fugue VR, la prima opera acrobatica realizzata con la realtà virtuale, che porta gli spettatori a vivere in prima persona la sensazione della vertigine.

 

Ma il percorso creativo del coreografo è in continua evoluzione. Quasi un moto perpetuo che sfiora tutti i campi dell’arte e del sapere: dalla moda al design, dalla tecnologia fino all’ecologia. A proposito, l’ultimo progetto in ordine di tempo è la realizzazione del primo centro creativo in un Espace Naturel Sensible (ENS) che si articolerà tra ricerca poetica e consapevolezza ambientale. «La natura è un elemento determinante di tutto il mio lavoro perché non è mai sotto il controllo dell’uomo» – spiega – «E anche lei è sospensione. Forse la più misteriosa di tutti».

Germano D'Acquisto