La bellezza della rosa e la puntura della sua spina

Quando Anne Teresa De Keersmaeker sbarca a New York nel 1981, appena uscita dalla scuola Mudra creata da Maurice Béjart a Bruxelles, viene a trovarsi in pieno post-modernismo, una corrente che, nella danza come nella musica, si vuole minimalista, ripetitiva e senza fronzoli. Nel suo primo pezzo importante, Fase, creato nel 1983 sulla musica di Steve Reich, la coreografa belga integra immediatamente questi elementi. Ma, contrariamente alla corrente americana che si attiene ad un formalismo astratto, la De Keersmaeker vi infonde emozione. Parallelamente, attraverso sottili scambi fra
il suono e il movimento, inizia già il dialogo prolifico fra danza e musica che non cesserà di scavare per tutta la sua carriera attraverso un vasto campo musicale che va dal barocco al classico, dal moderno al contemporaneo, dal jazz al rock, da Bach a Ligeti passando da John Coltrane o Brian Eno.

E quando più tardi, tornando ai fondamentali, proclamerà My walking is my dancing (“come cammino, ballo”) che si estenderà in seguito in My breathing is my dancing (“come respiro, ballo”) e che il movimento e il respiro la spingeranno verso una sintassi ancora più raffinata, ugualmente intensificherà e diversificherà il suo rapporto con la musica, vero fondamento della sua creazione coreografica che definisce come «una fonte di bellezza e di consolazione, una sfida intellettuale. L’analisi delle strutture musicali genera delle strutture coreografiche, del vocabolario, un’energia ogni volta differente».

Affrontando questa volta la partitura delle Rosenkrantzsonaten o Mystery Sonatas (Sonate dei Misteri) del compositore Heinrich Ignaz Franz Biber, la De Keersmaeker si lascia ispirare sia dalla spiritualità dell’opera che dalla sua composizione numerologica e dai suoi momenti musicali propizi alla danza. Vi si ritrovano in particolare alcune danze di corte come la vivace e brillante Giga, la saltellante Allemanda o la nobile Corrente.

Com’è sua abitudine, studia la partitura musicale fino a spremerla per creare una coreografia che non si piega mai di fronte alla complessità della musica. Al contrario, ne interroga la geometria e i misteri come combustibile per la sua danza, e più che di dialogo, si tratta di contrappunto, di fusione, di opposizione o di passo trasversale.

 

Scritte attorno al 1676, le quindici sonate di Biber illustrano i quindici misteri che compongono il rosario – questo esercizio di meditazione consacrato alla Vergine Maria – rispettando la loro suddivisione in tre parti uguali: gioiosa, dolorosa e gloriosa.

 

Questa partitura, ripresa ugualmente dalla coreografa, corrisponde alle differenti tappe della vita di Maria e di suo figlio Gesù. Senza entrare in una narrazione vera e propria, lo spettacolo ne suggerisce tuttavia la trama, in particolare attraverso i colori degli abiti (azzurro per la Vergine Maria, rosso per la Passione, bianco per la Resurrezione, giallo per lo Spirito Santo, ecc…).

 

Per interpretare queste Sonate dei Misteri, De Keersmaeker ritrova la violinista Amandine Beyer con la quale aveva già creato nel 2013 Partita 2 e più recentemente Six Concertos Brandebourgeois. Amandine Beyer e il suo gruppo Gli Incogniti condividono la scena con i danzatori.

 

La spiritualità occupa ugualmente un posto importante nel lavoro della coreografa per la quale «la danza non può essere che spirituale». Ne rende conto anche la scenografia. Mentre una leggera bruma madreperlacea aleggia nell’aria, dei fasci luminosi, simili a quelli della pittura religiosa per significare la presenza divina, scendono sui danzatori. Un lampo separa ciascuna delle quindici sonate.

 

Musica e matematica si ritrovano nelle Mystery Sonatas. La coreografia si costruisce a partire da un fraseggio corporeo di base, una cellula originale, un germe destinato a svilupparsi come De Keersmaeker stessa spiega: «La frase basica è una frase matrice che metto come primo fondamento e dalla quale emergerà tutto il resto dello spettacolo». Vi si ritrova la figura della spirale nelle sue multiple variazioni: volute, cerchi, giri e mezzi giri, rotazioni, piroette, “jetés en l’air” e “jetés sur terre”. Dietro l’astrazione del gesto, affiorano impercettibili stati emozionali. In certi momenti la fatica diventa visibile. Si assiste allora a quell’“estasi da spossatezza” di cui parla Paul Valery nella sua Philosophie de la danse.

 

Le cinque prime sonate, quelle che corrispondono ai misteri gioiosi, (l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, ecc…) trasportano i danzatori in giravolte, salti, arresti improvvisi seguiti da avvitamenti vorticosi. È l’espressione di una gioia pura, primitiva. Verso il finale, il gruppo, dapprima compatto, si disfa man mano che i danzatori, l’uno dopo l’altro, lo lasciano come petali che cadono da una rosa.

 

Quando arrivano i misteri dolorosi (il Calvario), ognuna delle cinque sonate dà luogo ad un assolo ove si manifesta la personalità di ciascun interprete. La sobrietà formale si colora d’una intimità che ci rammenta un altro rapporto fondamentale per la coreografa, quello che mantiene con il danzatore. Ben più di un semplice interprete, egli partecipa all’elaborazione del materiale danzato infondendogli ciò che ha di più personale.

 

Con i misteri gloriosi (Resurrezione…) appare un sesto danzatore che raggiunge il gruppo ed è un’esplosione di verticalità, un desiderio di spiccare il volo accompagnato da martellamenti al suolo. La diffusione del movimento s’intensifica a un ritmo sempre più sostenuto.

 

Fra i tre cicli, la musica di Biber ha lasciato il posto ad una canzone country degli Anni ’70 interpretata da Lynn Anderson I beg your pardon/I never promised you a rose garden/ Along with the Sunshine/There’s gotta be a little rain sometime.

 

Le parole della canzone non sono insignificanti, poiché la rosa è un fiore al quale De Keersmaeker è particolarmente affezionata, al punto da aver chiamato la sua compagnia Rosas (plurale del nome femminile Rosa) e la sua evocazione percorre tutta la coreografia. Ma se la rosa è simbolo di segreto e di mistero come suggerisce la scenografia, è anche, per De Keersmaeker, simbolo di resistenza. Non c’è rosa senza spine. Come dice lei stessa «Quando tutto intorno a noi crolla, il nostro corpo rimane, è la casa in cui ci svegliamo al mattino, è grazie ad esso che possiamo resistere». E la dedica che ha aggiunto al titolo del pezzo, quel for Rosa si indirizza a tutte le Rosa che hanno combattuto per le loro idee: Rosa Bonheur, la pittrice femminista e anticonvenzionale, Rosa Luxembourg, la rivoluzionaria assassinata, Rosa Parks che fece della disobbedienza civile un’arma contro la segregazione, fino a Rosa, l’adolescente di 15 anni che lottava per un pianeta vivibile e che è morta annegata per le inondazioni in Belgio un anno fa.

 

Quando la danza è finita, la musica prosegue e lo spettacolo si conclude con la superba passacaglia finale per violino solo interpretata da un’Amandine Beyer che domina con grande virtuosismo gli accordi volontariamente disaccordati della “scordatura”.

 

Con Mystery Sonatas, creato a Bruges il 16 febbraio scorso, Anne Teresa De Keersmaeker fa vedere, ancora una volta, questa combinazione unica fra il rigore matematico di una costruzione coreografica e la sensualità di una danza che ne sfugge per apparire assolutamente naturale, libera, giubilante.

Sonia Schoonejans