Barbara Hannigan canta John Zorn

Jumalattaret

Teatro Romano

domenica 03 Luglio Ore 21:30

BIGLIETTI
I settore piazza € 45,00
II settore piazza € 36,00

soprano

Barbara Hannigan

pianoforte

Stephen Gosling

Split the Lark
sette notturni per voce e pianoforte

ENCOMIA,
cinque brevi pezzi
per pianoforte solo
Speculum
Penumbra
Stretta
Occultation
Arborescence

Jumalattaret

John Zorn

Vocalizzi mozzafiato, improvvisi cambi di registro vocale, sussurri, squittii, acuti. Le straordinarie capacità vocali del soprano Barbara Hannigan sono portate al limite dalle complesse sonorità di Jumalattaret, il ciclo di canzoni composto dal genio di John Zorn per la cantante canadese e ispirato al poema epico finlandese Kalevala.

 

 

La Hannigan, che con questa interpretazione si conferma essere una vera e propria forza della natura, fa ricorso alla sua unica e indiscutibile gamma espressiva affrontando brani ritenuti tecnicamente al limite della possibilità umana, traendo ispirazione dalle figure femminili del Kalevala che non temono la violenza e non conoscono barriere umane o naturali.

 

 

La parte pianistica è affidata a Stephen Gosling, tra i più assidui collaboratori di John Zorn e straordinario interprete della sua musica per pianoforte, dallo stile «brillante, elettrico, luminoso» come scrive il New York Times.

 

 

Oltre a Jumalattaret, i due artisti eseguono insieme un altro ciclo vocale. Si tratta di Split the Lark, sette notturni per voce e pianoforte ispirati ai frammenti di lettere di Emily Dickinson. Ancora di John Zorn sono i brani originali per pianoforte che Gosling interpreta come solista. Una selezione dalle due recenti incisioni discografiche Encomia, un tributo ad alcuni degli eroi musicali di Zorn, e The Turner Etudes, un’epica suite di brevi pezzi per pianoforte solo ispirata agli ultimi schizzi del grande pittore inglese William Turner.

 

 

John Zorn, fra i più prolifici compositori, arrangiatori, produttori e polistrumentisti d’avanguardia d’America, ha abilmente fatto suoi diversi generi fra cui la musica classica, il jazz, il pop/rock.  «I generi sono solo scatole dove poter mettere le cose. […] Ogni giorno abbiamo la possibilità di reinventare noi stessi. A volte è musica classica, a volte jazz, a volte rock, ma non importa, l’importante è che sia unica e che venga dal cuore».

produzione Spoleto Festival dei Due Mondi

durata 65 minuti più intervallo

Programma di sala