Va in scena il glamour intelligente e brillante

Antonio Mancinelli e Rocco Talucci

«Signora sarà lei» risponde Desideria, l’unico personaggio femminile di Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino, ribadendo il suo status di principessa a una signora che a lei si era rivolta senza usare il titolo nobiliare. La scena è ambientata a Spoleto, durante il Festival dei Due Mondi, il romanzo è stato pubblicato nel 1963 a cinque anni dall’invenzione di Menotti e in pieno lustro mondiale del festival. Ed è assai probabile che sia successo per davvero, poiché la figura di Desideria era ispirata allo scrittore dalla sua amica Maria Laudomia del Drago Hercolani, detta Domietta da pochi e selezionatissimi amici: oltre a essere una musa internazionale di vari artisti, era stata scenografa per la realizzazione dei set dei viscontiani Il Gattopardo e Vaghe stelle dell’Orsa.

Macbeth, regia di Luchino Visconti, direttore Thomas Schippers (1958)

Sembra quasi impossibile escludere la mondanità dal racconto della storia del festival, è un elemento fortemente presente già dalla prima edizione: nel 1958 in platea per il debutto del Macbeth di Giuseppe Verdi, regia di Luchino Visconti e direttore d’orchestra Thomas Schippers, in platea c’era l’ambasciatore degli Stati Uniti, l’ambasciatore del Venezuela, miliardari texani venuti a Spoleto per l’occasione, gli eredi di Giuseppe Verdi, la contessa Wally Toscanini, il conte Volpi di Misurata e tra gli spettatori d’eccezione le cronache riportano le principesse Aldobrandini, Boncompagni, Colonna e la principessa del Drago (che poi in un gioco di specchi e deformazione della realtà diventerà proprio Desideria di Fratelli d’Italia di Arbasino). È quasi uno spettacolo parallelo a quello proposto dal cartellone del festival: gli ospiti arrivano in teatro su Cadillac, limousine anche una carrozza tra la curiosità della gente per strada. Allo spettacolo assistono anche Giuseppe Patroni Griffi e Franca Valeri che negli anni a venire saranno protagonisti del panorama culturale italiano insieme a un giovane Luca Ronconi che con il nuovo secolo tornerà al festival più volte con la direzione artistica di Giorgio Ferrara.

Balletto del Festival dei Due Mondi (1963)

Negli anni il festival è amato anche da molti esponenti del mondo dello spettacolo che arrivano a Spoleto per seguire quanto propone di anno in anno per la lirica, il balletto e il teatro di prosa: nelle vie di Spoleto passano vecchie glorie del cinema come Clara Calamai e le nuove leve come Alessandra Panaro a Marcello Mastroianni; Ava Gardner in coppia con Walter Chiari,  Claudia Cardinale con Mauro Bolognini e ancora Helmut Berger rimasto nell’aneddotica degli spoletini per qualche intemperanza ad una famosa cena. Il festival diventa luogo d’incontro di arte e glamour, le fotografie d’epoca raccontano un Gotha fatto da grandi della letteratura come Ezra Pound, Giuseppe Ungaretti, Pier Paolo Pasolini, delle arti figurative, grandi star come Rudolf Nureyev, per la gioia della stampa o la curiosità degli spettatori in piazza Duomo durante il concerto di chiusura del festival. Dal 2011, da una collaborazione tra la Fondazione Monini, la Fondazione Festival dei Due Mondi e il Comune di Spoleto, è nato il Centro di Documentazione del Festival, ospitato all’interno di Casa Menotti in piazza del Duomo. Materiale cartaceo, fotografico, audio e video a disposizione dei visitatori, che hanno l’occasione di scoprire e di immergersi nell’affascinante storia della manifestazione.

Il cuore del festival è da sempre Il Tric Trac che si affaccia sulla cavea sublime e abbagliante di piazza Duomo. Molti sono e sono stati i clienti abituali che hanno contribuito a crearne la fama attirati dall’atmosfera semplice e dai cocktail. Passano gli anni e cambiano i nomi dello showbiz, e ovviamente Spoleto ne riporta i cambiamenti: nel 2018 il premio Oscar Marion Cotillard apre il gran finale di quella edizione entrando in scena in piazza Duomo su un cavallo bianco, l’anno dopo Marisa Berenson canta e balla in Berlin Kabarett con il divieto di scattare foto, mentre Mahmood infiamma il Teatro Nuovo con un concerto che insospettisce e turba i puristi del festival. Ma al di là degli spettacoli, a patinare di prestigio la kermesse sono anche gli incontri, perché nei giorni del Festival si creano occasioni per tessere progetti sotto l’ombrello della cultura. Tanto che in via Solferino a Milano, a Piazza Colonna a Roma o in via Tornabuoni a Firenze ci si saluta con il celebre «Ci vediamo a Spoleto!».