DAVID LACHAPELLE FIRMA
IL MANIFESTO DI SPOLETO62

Ocean of Inspirations

L’oceano è un talismano impalpabile e David Lachapelle è uno sciamano contemporaneo. Le sue fotografie sono il risultato di un incontro necessario, il frutto di un dialogo armonico. Offrono la possibilità di toccare con mano incantesimi e accadimenti congelati come attimi, doni della natura e delle più nobili espressioni dell’uomo. David Lachapelle ci chiede di guardare le sue immagini per ciò che sono: invenzioni capaci di compattare le emozioni, parole rovesciate, tempi sospesi. Le sue immagini ci invitano a considerare il dubbio come referenza culturale, perché questo mare immenso va guardato oltre la superficie, solo così si può scoprire che è un concentrato di relazioni. In questo contesto la fotografia di Lachapelle traduce le suggestioni del Festival di Spoleto: l’oceano è fonte continua di ispirazioni, è contenitore di bellezza, è luogo capace di sommare la potenza dei diversi linguaggi artistici. Qui c’è una sirena che sfila senza sosta, spostando continuamente i confini, e che ci conquista con quei richiami affascinanti e irresistibili che si trasformano in sentimenti universali.
L’oceano è un riassunto accogliente dove è possibile sospendere il giudizio e finalmente ascoltare storie che restano per sempre e che danno qualità alle nostre vite. Quel moto continuo funziona come uno specchio dentro il quale ognuno di noi si può ritrovare. Questo è il mestiere di Lachapelle e la sua fotografia si fa immediatamente metafora di un linguaggio trasversale che non passa attraverso il filtro della razionalità e proprio per questo diventa emozione.
Di fronte a questa fotografia dobbiamo prepararci a guardare le forme di una nuova e rinnovata liturgia. Quella di Lachapelle è un’azione visuale che trova la sua sintesi in una serie di immagini pensate e costruite fin nei minimi dettagli, così da arrivare a tutti in modo diretto, senza mediazioni o sottrazioni. Prepariamoci insomma a celebrare un rito collettivo senza ideologie, senza colpe, senza scandali. Prepariamoci a guardare la sua opera come se fossimo di fronte a un regesto della contemporaneità. Perché porsi di fronte alla sua produzione significa imparare a confrontarsi con un periodo storico intimamente segnato dall’affermazione dell’immagine come principale strumento di comunicazione. E’ questa l’idea che mi sono fatto della fotografia di David Lachapelle, della sua consapevolezza, della sua progettualità, della sua capacità di inventare un nuovo mondo a partire dall’interiorità. Le sue fotografie sono l’occasione per il recupero della nostra umanità. E’ da qui che la nostra spiritualità può ripartire: dentro questo oceano salvifico il mondo intero si definisce e si fa unica entità.
Denis Curti

The ocean is an impalpable body, and as water is said to have memory. David Lachapelle is an artist set to realize its secrets. With a long history of collaboration with dancers, his photographs are the result of a necessary meeting between nature, light, imagination and color.
In this context, Lachapelle´s photography translates the suggestions of the Spoleto Festival: the ocean, like the dancer, holds the unstoppable power of movement. It is a continuous source of inspiration, a container of beauty, a place capable of adding up the power of different artistic languages.
In LaChapelle´s picture, Sister Moon, (2019) we find the Siren, spiraling against the same gravity which pulls the waves into massive sea rocks behind her. With effortless port de bras, she summons the dancers to her festival with a universal gesture.
Honoring the limitless craft of dance in all of its forms, LaChapelle renders an icon for Spoleto, a celebration of the dancers´ visceral influence on visual art manifested into one sublime moment.
Denis Curti with R. Arte, 2019